GIORNO 2

A volte pensiamo che tutto sia così scontato e non ci rendiamo conto di quegli aspetti della vita unici nella loro particolarità.

Ecco, a me sembra tanto scontato che da piccola passavo la maggior parte delle estati in una nave mercantile che navigava per il mediterraneo, il canale di Suez e il Mar Rosso.

Tanto scontato aver vissuto in quella realtà correndo su un pavimento di ferro galleggiante in cerca di delfini, ascoltando quel profondo silenzio provenire dall’infinito orizzonte e contemplando la via lattea in un manto di cielo stellato.

Quando ero su quella nave avevo la sensazione di essere un puntino in mezzo al nulla e a tutto. Contemplavo per giorni e settimane fino a quando in lontananza intravedevo la  terra ferma. Quanto mi manca contemplare.

 

Diario di bordo

Latitudine 40° 37’ 55 N

Longitudine  25°59’ 12 E

Navigazione Mar Mediterraneo direzione Gedda.   

La sirena di emergenza suona in nave. Mi butto fuori dal letto e faccio un giro per la cabina non trovando nessuno. Guardo dall’oblo mentre metto i primi pantaloni che mi capitano per mano. Vedo un mare più calmo che mai. Ho fame ma sentendo la sirena  suonare sempre più forte mi vengono in mente le parole di papà:

  • Quando la sirena di emergenza suona a bordo bisogna interrompere immediatamente qualsiasi cosa si stia facendo, mettersi il salvagente e andare verso il comandante o i primi ufficiali.

Mi affretto a mettermi la maglietta per poi salire di corsa al ponte di comando. Renato e  mia madre li trovo già li con il salvagente indossato.  Pà me ne passa uno anche a me e  vedendo che  non riesco  a mettermelo, mi viene in soccorso. Sono ancora assonnata forse perché non ho fatto colazione.

  • Forza andate giù a raggiungere Charlie. Ricordate più veloci possibile ma con la calma assoluta.
  • Pà tu non vieni con noi?
  • E no io sono il capitano, devo rimanere sul ponte di comando finché tutto l’equipaggio non è in salvo.

 

Butto un’occhiata verso prua, dalla vetrata del ponte di comando e vedo che  c’è un via vai di marinai.  Tutti corrono in una corsa ordinata mentre la sirena ha un suono che penetra sempre di più nei timpani. Mi accodo a mio fratello e a mia madre, verso le scialuppe di salvataggio, dove troviamo Charlie e Grey, il primo ufficiale e il secondo macchinista con gli altri marinai. Ognuno di loro da ordini chiari e precisi urlando dal megafono.Charlie ci fa salire uno alla volta a bordo di una delle scialuppe di salvataggio. Siamo in mezzo al mare. 

Attorno a noi non c’è ombra di terra ferma, già da qualche  giorno.  Al centro di questo grande orizzonte, fatto di sole e sfumature di azzurro, c’è solo la Blue Ice. La nave che amo. Credo che sia la nave più bella tra le navi su cui abbia lavorato papà. E’ una frigorifera, per quello è più bella. Le navi frigorifere sono tutte bianche e danno il senso del pulito, in quanto trasportano cibo nelle stive, non sono tanto grandi e hanno tutta la parte frontale libera. Ogni anno non vedo l’ora che giunga il mese di luglio o di agosto, per salire a bordo della Blue Ice, pura, gentile e accogliente. Lei non è solo un pezzo di ferro galleggiante, ha una sua anima che percepisco. In fondo è  la casa che mi culla durante tutte le vacanze estive. Sopra un mare calmo o agitato, facendomi esplorare diversi porti e terre.

Le scialuppe iniziano a calare lentamente. Mia madre si aggrappa ad uno dei marinai terrorizzata. Mi sporgo dai bordi della scialuppa e vedendo che ci stiamo avvicinando alla superficie del mare, allungo la mano d’istinto, per accarezzare l’acqua che scorre veloce sotto di noi. Renato mi imita, quando sento lo sguardo severo di Charlie che bruscamente ci rimette a posto a tutte e due.

  • Never lean out of the boats. Is that clear?

 

Mi dice in mezzo a tutta quella caciara. Lo guardo un po’ intimorita per poi rispondergli in maniera decisa “Yes sir” facendo lo stesso cenno con la mano che fanno tutti i marinai quando vedono Pà e si mettono sull’attenti. Subito dopo lo fa anche Renato. Pa ci ha detto che dobbiamo sempre obbedire a quello che ci dice Charlie.

A bordo della scialuppe siamo una decina. Vedo che anche le altre scialuppe vengono calate giù. Arriviamo a mezzo metro dall’acqua con la nave in movimento. Charlie guarda su verso Grey, che tira una manovella, quella che fa scendere sempre più in basso la scialuppa.  Ad un certo punto urla con il megafono  “Stop!” e tutto si ferma.

Le scialuppe iniziano a risalire prima ancora di sfiorare l’acqua e torniamo tutti a bordo della Blue Ice. Charlie da un’occhiata al cronometro che ha in mano e con tono soddisfatto comunica ai marinai di essere stati più veloci dell’esercitazione della settimana precedente.

 

 

Ogni domenica è di norma fare le esercitazioni di emergenza salvataggio in nave. Dice pà che sono obbligatorie per mantenere i riflessi allenati.  Fatto sta che per me e mio fratello le esercitazioni sono puro parco giochi. L’aspetto più divertente è che la sirena potrebbe suonare a qualsiasi ora della giornata. L’unica cosa certa è che scatta di domenica ed è per questo che io e Renato  attendiamo con ansia la domenica successiva.La vita in nave non mi dispiace affatto. Ci vivrei a tempo pieno. Qui sembra di essere in un hotel. La cabina di pà si trova vicino il ponte di comando ed è spaziosa quanto un appartamento, composta  da una camera con bagno con le piastrelle color turchese, un salotto e un grande ufficio. Il capitano e i primi ufficiali fanno i turni di guardia sul ponte di comando a cicli di quattro ore. Essendo il ponte di comando il punto più alto della nave, quando pà ha i turni notturni, mi metto sdraiata sulla panchina fuori alla balconata, a contemplare  la via lattea, individuare le costellazioni e ad imparare i nomi delle stelle. In vita mia non ho mai visto un cielo stellato come in mare aperto. Solo quando sono qui mi sento parte dell’universo, dell’eterno infinito, come se quelle stelle e quella cosa nebulosa bianca, le potessi toccare allungando le mani.

  • Sono lontanissime. Lontane anni luce. È per quello che le vediamo così piccole. Ma in realtà tutte quelle stelle sono enormi, molto più grandi del pianeta terra che a confronto è solo un granello di sabbia.

Mi dice pà, ci rimango male quando lo sento dire che molte di quelle stelle sono morte, che alcune di loro probabilmente non brillano più. Potrei stare lì, fino al sorgere del sole, sentendomi avvolta da quel manto stellato, con il rumore della canna fumaria che copre quel silenzio di sottofondo, ma papà dice di andare a dormire in cabina. Durante la navigazione la situazione è sempre abbastanza piatta, salvo quando c’è un po’  di mal tempo. Si controlla  il radar e osservo  pà fare i calcoli di rotta sulla cartina. Pà mi obbliga a scrivere un diario, tutti i giorni, dove descrivo la giornata passata e la posizione della nave. A dir la verità lui detta e io scrivo tutto quello che mi dice di scrivere. E poi ci sono le  partite di scacchi, che perdo sempre, mentre vinco  spesso  quelle di ping pong con Charlie.

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